La riforma del Fondo di Garanzia PMI

Data di pubblicazione: luglio 16, 2018

Come abbiamo avuto modo di anticipare nell’articolo precedente il cuore della riforma del Fondo di Garanzia, dal 1° gennaio 2018, è l’introduzione di un sistema di rating che classifica le imprese all’interno di diversi scaglioni di rischio, 5 in tutto.

L’obiettivo, positivo, della riforma è quello di riuscire a consentire la fruizione della garanzia pubblica ad un maggior numero di aziende supportandole con un livello di rischio superiore.

È noto come, in un momento di particolare contrazione economica, siano proprio queste aziende a soffrire economicamente dal punto di vista della liquidità, incontrando maggiori difficoltà dal punto di vista bancario per ottenere finanziamenti per le loro attività ed investimenti.

All’interno delle classi di rischio troviamo quindi che la garanzia pubblica varia in termini di importo concedibile venendo differenziata a secondo del profilo di rischio dell’impresa.

Questo è il passaggio più importante quindi si passa dallo “scoring” al “rating” dove la valutazione del posizionamento aziendale, della possibilità di default viene studiata ed assegnata, cercando di semplificare i passaggi, in base a:

  • Profilo di rischio patrimoniale dell’azienda
  • Rischio di credito, valutando il complesso dei rapporti bancari
  • Elementi pregiudizievoli ovvero la loro presenza o meno a carico dell’azienda e dei suoi componenti.

Il nuovo modello di rating e la riforma cercano quindi di sostenere, con la copertura concessa dal Fondo, anche se variabile come durata e tipologia, il maggior numero di imprese, soprattutto quelle con un rating più alto e quindi considerate più a rischio.

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